Il Friuli

Leila Karami ‘svela’ le donne iraniane

Ospite della serata di apertura di Calendidonna, ha raccontato la condizione femminile nel mondo arabo

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Almeno due gli elementi di speranza che scaturiscono dai risultati delle recentissime elezioni in Iran: “la grande affluenza alle urne” e il fatto che “le quattordici donne che entrano in Parlamento, 3 indipendenti e 11 riformiste, non sono isolate, piuttosto un avamposto di un protagonismo al femminile che in Iran viene da lontano”.

Sono alcune delle sottolineature che l’altra sera a Udine ha fatto Leila Karami, iraniana di Teheran, dottore di ricerca al dipartimento di Studi orientali dell’Università “La Sapienza” di Roma che si occupa degli studi di genere e della teologia femminile dell’Islam. Ospite della serata d’apertura di Calendidonna per una conversazione dichiaratamente interculturale, organizzata dalle associazioni Core e La Tela, Karami ha ripreso il tema generale di Calendidonna – Svelamenti – portando il pubblico a conoscere da vicino la condizione e il protagonismo delle donne in diversi Paesi islamici. Con due avvertenze. Oggi la situazione è drammatica. Inoltre, ogni terra ha bisogno di un suo discorso specifico. Le visioni d’insieme, in questi tempi e per questi luoghi, non reggono.

A supporto del viaggio ideale intrapreso dagli intervenuti a Casa Cavazzini, il libro “Il protagonismo delle donne in terra d’Islam. Appunti per una letteratura storico-politica”, che Karami ha curato insieme a Biancamaria Scarcia Amoretti e che raccoglie una molteplicità di fonti dirette rispetto alla condizione femminile in una molteplicità di Paesi.

Si assomigliano e si diversificano le storie di Egitto, Siria (“ma esiste ancora la Siria”, si è chiesta) e Maghreb; sono casi a sé la Palestina, la Turchia e l’Iran; “vivono un dramma senza fine” l’Iraq e l’Afghanistan e la Somalia; “sono attraversati da contraddizioni profonde il Pakistan e la Penisola araba” e poi ci sono i casi “ancora poco conosciuti come l’Indonesia”.

Tra i tanti spaccati proposti, quello delle donne palestinesi che sono “le uniche a dare speranza dentro i campi profughi” perché, ha spiegato la studiosa, “con una forte tradizione orale che si incaricano di mantenere viva e di tramandare, mantengono vivo ciò che era la Palestina prima dell’invasione dei sionisti”. Ha evidenziato come in Iraq e in Afghanistan le ultime guerre abbiano “lacerato irrimediabilmente il tessuto sociale di quei Paesi” e ha invitato a distinguere quelle realtà in cui l’identità locale è frutto di una storia secolare e millenaria e quelli in cui, per esempio il Pakistan e l’Indonesia, “l’Islam e le sue leggi sono un’acquisizione più recenti”. Attorno ad essi, ha spiegato, “si è cercato di dare una nuova identità a territori e popolazione, nel caso del Pakistan per prendere le distanze dall’India, nel caso dell’Indonesia come tentativo di decolonizzazione”.

Calendidonna prosegue questa sera, venerdì 4 marzo, alle 17 in sala Ajace, con “Quando la paraola si fa immagine”. Conversazione fra scrittura e ciak con Valeria Baldan, Elisabetta Minen e Teresa Terranova.

Domenica 6 marzo, alle 17, alla Casa della contandinanza, tavola rotonda tra le ragazze di ieri e di oggi da un’idea di Angela Felice, tutor Nicoletta Oscuro.

2017-03-01T22:52:43+00:00 4 marzo, 2016|Rassegna stampa|